Culturale
Tradizionale
Enogastronomico
La Pasqua arbëreshë in Calabria
30.03.26
a cura di
Localmente è chiamata “Pashkët”, termine che nella lingua arbëreshë indica la Pasqua e che testimonia quanto questa ricorrenza sia profondamente radicata non solo nella religiosità, ma anche nella quotidianità linguistica delle comunità italo-albanesi della regione. Non si tratta soltanto della celebrazione della Resurrezione di Cristo, ma di un momento in cui queste comunità rinnovano il legame con le proprie radici, custodite da oltre cinque secoli.
Le origini di questa tradizione affondano nelle migrazioni albanesi tra il XV e il XVIII secolo, quando intere famiglie attraversarono l’Adriatico per sfuggire all’avanzata ottomana nei Balcani. Stabilitesi nei territori interni della Calabria, conservarono lingua, costumi e soprattutto il rito greco-bizantino, che ancora oggi distingue le loro celebrazioni religiose da quelle della maggioranza cattolica di rito latino. Durante la Settimana Santa, chiamata in arbëreshë Java e Madhe, le chiese si riempiono di canti solenni in lingua antica, di incenso e di liturgie cariche di simbolismo orientale. La Veglia pasquale culmina spesso all’alba, quando il sacerdote annuncia la Resurrezione con l’antico saluto “Christòs anèsti!”, a cui i fedeli rispondono in coro, in un’atmosfera di intensa partecipazione emotiva.
Ma è fuori dalle chiese che la Pasqua arbëreshë rivela uno dei suoi aspetti più suggestivi e identitari: le Vallje. In centri come Civita, Frascineto e Vaccarizzo Albanese, il martedì dopo Pasqua le piazze si trasformano in un grande palcoscenico collettivo. Uomini e donne, vestiti con i tradizionali costumi riccamente ricamati — per le donne la kamizolla, una gonna fucsia di raso impreziosita da ricami dorati, la coha, un elegante drappo blu, e la keza, il tradizionale copricapo — si tengono per mano formando catene e semicerchi che attraversano il paese al ritmo di canti antichi. I colori sono vivaci: il rosso, l’oro, il verde intenso dei tessuti e dei gioielli femminili riflettono un’eredità culturale preziosa, tramandata di generazione in generazione. Le danze non sono soltanto folkloristiche; raccontano storie di esilio, di resistenza e di orgoglio. Tra i riferimenti più sentiti emerge la figura di Giorgio Castriota Skanderbeg, eroe nazionale albanese e simbolo della lotta contro l’invasione ottomana, la cui memoria è ancora viva nei canti popolari.
La Pasqua arbëreshë è anche una festa dei sensi e della convivialità. Le tavole si arricchiscono di pani rituali intrecciati, dolci tradizionali e soprattutto delle caratteristiche uova rosse, simbolo della vita che rinasce. Il colore richiama il sangue di Cristo, ma anche la forza e la continuità della comunità stessa. Tra i dolci più rappresentativi spicca la Riganella (o Riganedda), tipica delle comunità arbëreshë della Presila Greca e in particolare di Vaccarizzo Albanese: un guscio di pasta frolla o sfoglia che racchiude un ripieno profumato di fichi secchi, uvetta, noci, mandorle e cannella, impreziosito dall’origano, ingrediente distintivo da cui prende il nome. Non manca il Cugliaccio (Kulaç), antico lievitato dolce o neutro diffuso a Spezzano Albanese, intrecciato e decorato con uova sode con il guscio, simbolo di vita e risurrezione.
Accanto a questi, la Cuzzupa — conosciuta anche come Sguta, Cullura o Anguta — è uno dei dolci più diffusi nelle comunità arbëreshë calabresi: un impasto lievitato dolce modellato in forme simboliche come cuori, pesci o bambole, arricchito anch’esso da uova sode. In alcune zone compare sulle tavole pasquali anche il Buccellato (Teplotë), più tipico del Natale ma talvolta presente anche in questo periodo, una fragrante pasta frolla farcita con fichi, mandorle, noci e canditi. A completare il quadro festivo ci sono le Krispelet, golose ciambelle fritte che accompagnano i momenti di festa.
Dopo i giorni di raccoglimento e digiuno quaresimale, il pranzo pasquale diventa così un’occasione di condivisione autentica, in cui il cibo non è soltanto nutrimento ma rito collettivo, capace di rinsaldare legami e identità
Ciò che rende davvero speciale questa celebrazione è la sua capacità di tenere insieme sacro e popolare, spiritualità e identità etnica. In un’epoca in cui molte tradizioni rischiano di sbiadire, la Pasqua arbëreshë continua a essere un patrimonio vivente: non una semplice rievocazione del passato, ma un rito attuale, sentito e partecipato. Ogni anno rinnova il legame tra le generazioni e racconta, attraverso la fede e la festa, la storia di un popolo che ha saputo conservare la propria anima pur lontano dalla terra d’origine.


